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#SELFPQ16 Nativi digitali: intervista a Marco Frullanti

Fondare e gestire una casa editrice digitale

Marco Frullanti, laureato magistrale in Semiotica, dopo svariati anni di esperienze come redattore, editor e community manager per vari progetti web e due anni nella comunicazione d'azienda, nel 2013 lancia insieme ad Annalia Scarafile "Nativi Digitali Edizioni", casa editrice digitale, pubblicando 45 libri pubblicati in 30 mesi e collaborando come consulente per oltre 30 autori indipendenti.
Si occupa di dirigere il processo editoriae in tutte le sue fasi, ed è specializzato nella comunicazione online e del web-marketing. Ha pubblicato tre saggi umoristici ("Anni '90 - Dagli 883 a Carmageddon", "Un Gaijin in Giappone" e "Facebook killed the Internet Star") e curato i testi del corso online per self-publisher "Da Zero ad Amazon”.

Come è nata la casa editrice e chi sono i fondatori?

I fondatori siamo io e Annalisa Scarfile, che tra l’altro siamo anche una coppia, e circa due anni fa nel 2013 ci è venuta questa idea degli ebook, che ci sembrava perfetta perché riassumeva un po’ quelle che erano le nostre passioni, e anche le nostre competenze, sia tecniche che umanistiche. 

Quali sono le vostre linee editoriali, avete un genere specifico?

Più che di generi, la nostra linea editoriale possiamo considerarla come l’orientamento dei testi che è diretto verso un pubblico “giovanile”, che metterei tra virgolette perché non puntiamo verso una fascia particolare, però diciamo che abbiamo un’identità che tende a unire alcune tipologie di generi: dal fantasy a un po’ tutto quello che ci gira intorno. Poi ci sono decine di sottogeneri, come lo young adult, quindi si tratta di letteratura contemporanea rivolta non necessariamente ai giovani.

Quindi il nome della casa esprime anche il target?

Il nome esprime, a volte, il target. Mi spiego: il nome non identifica la generazione dei nativi digitali – che, tra l’altro, non sarebbe neanche la nostra di ventottenni - in realtà, noi ci riferiamo l’essere nativi digitali come editori poiché tutta la nostra attività è orientata verso la produzione digitale. In questo senso, l’ambiguità semantica è un pochino voluta, però quelli di vent’anni, che sono effettivamente i nativi digitali di oggi, saranno gli immigrati digitali di domani e, quando abbiamo pensato a questo nome, volevamo unire queste identità giovanili.

A tale proposito, quali sono secondo voi le differenze tra una casa editrice digitale e una tradizionale: cosa le distingue?

Quello che per noi, veramente, distingue le due cose è la distribuzione. Tutto il resto può rimanere simile, se non per qualche inflessione. In particolare, la nostra attività è diretta verso lo scouting e, solo dopo, si passa al contratto, all’ editing e alla promozione che sono, più o meno, le stesse cose che fa un editore tradizionale, la differenza è che noi non distribuiamo in libreria ma sugli stores online. Altra piccola differenza, ma sostanziale, sono le promozioni concentrate sul web e che perciò si svolgono, soprattutto, sui social network. Piuttosto che considerare l’attività giornalistica, noi interagiamo di più con i bloggers perché sono più adatti sia a questo tipo di produzione che al nostro pubblico. Cambia quindi anche il nostro atteggiamento in funzione di questo ma, in certi casi, presenziamo anche in luoghi fisici. La nostra attività principale rimane quella online.

Per quanto riguarda i costi vivi, sono diversi? E quanto?

Sì e, anzi, direi che se non fosse esistita l’editoria digitale - e se noi avessimo dovuto investire subito sul cartaceo - sarebbe stato impossibile per noi partire con gli investimenti minimi. Infatti, abbiamo iniziato con circa quattromila euro di investimento, quindi una cosa assolutamente alla nostra portata. Per un editore normale non sarebbe stato possibile e anche a livello gestionale richiederebbe delle competenze e dei contatti che noi non avevamo: è una questione di costi e il digitale offre una grande opportunità sia agli editori che agli autori.

A proposito degli autori, voi vi occupate principalmente di autori emergenti?

Sì, per il momento solo di autori emergenti, un po’ per necessità, un po’ per volontà e un po’ perché, in effetti, se sei un autore che ha pubblicato molto è probabile che punti a un editore più noto di quello che siamo noi attualmente e un po’ anche per filosofia: noi siamo editori emergenti e cerchiamo autori emergenti. In questi due anni, ho letto moltissimi testi di nuovi autori e c’è sicuramente del buono come anche dell’ottima qualità tra autori che magari nella vita fanno altro, sono ingegneri o impiegati ma scrivono per passione. Ci sono, ad esempio, studenti universitari che hanno bisogno di raffinare un po’ lo stile che hanno, dentro di sé, dell’ottimo potenzialità e che però non sono conosciuti e fanno fatica a emergere e a farsi pubblicare se non a pagamento. Noi vogliamo essere un riferimento per questa tipologia di autori.

Come avviene la selezione delle opere?

Chiediamo agli autori di mandarci un estratto di 10 mila battute, insieme a una piccola presentazione e una sinossi. Se ci piace come prima base, chiediamo il romanzo integrale. Questa è una prima scrematura in cui tre quarti delle opere vengono scartate, non tanto per la scarsa qualità ma perché sono generi che non ci entusiasmano. Una volta che l’abbiamo letto, facciamo una chiacchierata tra noi e vediamo se è opportuno passare alla pubblicazione e poi ne parliamo con l’autore in modo informale e se sta bene a entrambi, partiamo.

Fate attività di editing sull’opera o la pubblicate così com’è?

Noi facciamo un editing leggero che non stravolge l’opera. Pertanto, non è un editing strutturato sia per scelta che per necessità, difatti un editing molto approfondito – che, delle volte, andrebbe fatto – richiede delle competenze che noi ancora non abbiamo, però ciò non vuol dire che prendiamo il testo e lo pubblichiamo. Facciamo un paio di passaggi e, spesso, abbiamo dei lettori che fanno il primo giro a caccia di refusi nelle bozze. Poi me lo rileggo tutto con attenzione, è un po’ più di un’elaborazione di bozza, è una via di mezzo.

Fate anche attività di scouting sulle classifiche di vendita su Amazon oppure non vi interessa?

Per il momento, non abbiamo ancora fatto questo tipo di attività. Valutiamo le proposte di pubblicazione che ci arrivano o, in alcuni casi specifici, abbiamo preso contatti con dei bloggers che ci sembravano interessanti perché li leggevamo e loro non avevano mai pubblicato ebook. Lo scouting sulle classifiche di Amazon è una cosa che ancora non abbiamo fatto, ma che escludo di fare: il mio timore è che andare a vedere i primi dieci, sia una pratica che fanno in troppi.

Sono veritiere queste classifiche? O forzate?

In alcuni casi, sono veritiere mentre, in altri, forzate. Dipende dal genere o dalle mode del momento. Ci sono anche recensioni fasulle, di persone che pagano per ottenerle, e questo danneggia sia la struttura meritocratica di Amazon, sia gli altri autori che i lettori. Difatti, se un libro è di scarso valore e “viene pompato” in classifica, il lettore lo acquista sulla fiducia per poi ritrovarsi molto deluso. Inoltre, ci perde l'autore anche perché se uno scout legge un libro di pessima qualità dubito che vorrà pubblicarlo.

Riguardo al vostro rapporto con Amazon, molte case editrici non hanno un buon rapporto…è un po’ conflittuale, un po’ in concorrenza, voi come vi siete posti?

Si tratta di un rapporto ambiguo, da un lato ne abbiamo bisogno: più della metà delle nostre vendite proviene da Amazon, in alcuni casi sopra il 40%, quindi non ne possiamo fare a meno. Ma, dall’altra parte, ritengo che tutta questa enfasi verso le classifiche e le recensioni sia eccessiva.

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