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#SELFPQ16 La qualità nel Self Publishing: intervista a Michel Franzoso

Michel Franzoso nasce ingegnere, lavora come esperto di web marketing e comunicazione, vive come padre e marito, scrive nel poco tempo libero che ha. Pubblica il suo primo romanzo nel 2000 e, da allora, non smette più di esplorare e sperimentare il mondo dell'editoria emergente. Tra le sue opere spiccano i romanzi Inchiostro vivo (2008 - effequ), Il mondo sopra (2014 - I sognatori) e la raccolta di racconti 10 regole per essere felice (nata sul sito THe iNCIPIT e proposta in Self Publishing). Raccoglie anche qualche riconoscimento: una menzione a inediTo 2009 per il testo teatrale Radiotaxi e un posto in finale al concorso Rainventarai con la webserie Ricorderai. Nel 2016, decide di dedicarsi alla promozione degli autori indipendenti di talento e fonda Extravergine d'autore, la prima vetrina web esclusivamente dedicata al Self Publishing di qualità. Il suo sito è Graffi d’inchiostro.

C’è chi sostiene che le case editrici abbiano sempre assolto un ruolo di garante della qualità delle opere pubblicate, grazie al lavoro di selezione affidato alle professionalità interne. Tale attività è considerata un filtro culturale che non è possibile applicare, appunto, all’editoria indipendente. Credi che, in generale, la qualità delle opere autopubblicate abbia subito un abbassamento di livello a causa della mancata intermediazione delle case editrici?

Per parlare di abbassamento di livello dovrebbe esserci stato un tempo in cui la qualità del self era buona. Io ritengo, invece, che mediamente il Self Publishing produceva, e produce, prodotti di scarsa qualità. Questo è sicuramente dovuto alla mancanza di un intermediario (che sia o meno una casa editrice): la democrazia della rete spesso si trasforma in anarchia, e il Self Publishing ne è un esempio lampante.

Ritieni che le case editrici tradizionali abbiano dei pregiudizi nei confronti degli autori self publisher? Quali potrebbero essere i motivi?

Non credo che gli editori, soprattutto quelli più grandi, abbiano pregiudizi, anzi, il fatto che sempre più spesso peschino best-seller nel mondo del self dimostra il contrario.

Forse, gli editori più piccoli guardano con diffidenza il fenomeno perché non lo comprendono e lo percepiscono come una minaccia, ma non la definirei una diffidenza verso l'autore.

Gli unici, veri, diffidenti nei confronti degli autori self sono i lettori.

Come ritieni sia, in generale, la qualità delle pubblicazioni in modalità Self Publishing?

Oggi, rispetto al passato, è più facile incontrare autori che affrontano con serietà il mondo del Self Publishing, facendosi affiancare da professionisti nella produzione del loro libro, per arrivare a ottenere un prodotto di valore. Ma tolti questi casi, la qualità media di un libro self resta molto, molto bassa.

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